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Masiello:"Gasperini come Conte. La Champions non deve distrarci"

di Luca Ronchi
Fonte: Gazzetta dello Sport
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«Azione del Napoli sul centro destra, sulla palla in profondità di Mertens la difesa dell’Atalanta è impreparata e Masiello tiene in gioco tutti: Milik vola in porta e cerca il gol con un tocco sotto, ma Masiello salva incredibilmente sulla linea. Miracolo al San Paolo!».

Bene, Andrea Masiello: in versione telecronista non ha esitazioni. Più che memoria visiva, emotiva: chiunque, nello spogliatoio dell’Atalanta, individua in quel salvataggio il Big Bang della Champions nerazzurra.

«Se prendiamo il 2-0, perdiamo di sicuro. E se perdiamo, in classifica dobbiamo rincorrere invece di essere rincorsi. Quel giorno ci siamo detti: ora possiamo credere alla Champions al cento per cento».

La buttiamo lì: in quella sua rincorsa c’era la voglia, quasi disperata, di tutta l’Atalanta di superare i suoi limiti.

«Parto quasi da metà campo dicendomi “posso farcela” e ci arrivo per due centimetri, non per mezzo metro: la nostra Champions è stata questo, questione di attimi vissuti credendoci sempre».

Ha detto: questa Champions non deve diventare un macigno sopra le nostre teste

«Confermo. Resettare e insistere: ad avere la stessa testa libera che ci ha portato ad essere l’Atalanta che siamo diventati».

Quindi il rischio che la Champions diventi una «distrazione» per il campionato lo vede anche lei?

«Abbiamo davanti due strade: lasciarci trascinare dall’entusiasmo o avere ancora la stessa fame. Costruire la nostra identità è stato un lavoro lungo e difficile, sarebbe un peccato sprecarlo».

In tanti dicono: ripetersi sarà molto difficile per l’Atalanta

«Non sono d’accordo ma a un patto, anzi due. Niente panico se avremo momenti difficili e si continua a giocare ogni partita per vincerla».

E il rischio di diventare prevedibili?

«Ci studiano, ci aspetteranno, ma è già successo. Noi siamo questi: calcio aggressivo, vogliamo il gioco in mano sempre a costo di rischiare sempre qualcosa. E’ il calcio che con Gasperini non cambiamo da tre anni, ma non ci ha impedito di cambiare opzioni, soluzioni».

Lei lo ha avuto a Bari: in cosa Gasperini le ricorda Conte?

«Nella ferocia: lavorano tanto, pretendono tanto. Nelle idee di calcio: lo studio dell’avversaria, il gusto nel cambiare la partita, nel trovare soluzioni alle difficoltà. Conte ha avuto top club, adesso anche Gasperini può dire di avere il suo: oggi vale Conte, non c’è dubbio».

Quante volte pensa al 29 agosto, il giorno del sorteggio Champions?

«Tante. Davanti alla tv leggeremo i nomi delle squadre più forti d’Europa e anche il nostro: forse solo quel giorno capiremo cosa cavolo abbiamo fatto in questi tre anni. E vicino ad Atalanta leggerei volentieri Barcellona, che vuol dire la squadra più forte del mondo e il giocatore più forte del mondo».

Fra campionato e Champions, giocherete le prime otto partite stagionali non a Bergamo: quanto inciderà?

«L’anno scorso abbiamo fatto 35 punti in casa e 34 fuori: se siamo bravi a non smentirci... E poi i nostri tifosi hanno fame come noi, non ci sentiremo soli. Neanche a San Siro: con i due secondi anelli chiusi saranno molto vicini a noi, quasi a bordo campo. Certo, quando poi passo dal nostro stadio e vedo come sta venendo su la curva nuova penso che sarà un’altra cosa...».

Quanto è difficile fare il difensore in questa Atalanta?

«E’ difficile: se sbagli mezza cosa, apri una prateria. Ma se non forzassimo il pressing non saremmo l’Atalanta e il gioco di far giocare male l’avversaria vale sempre la pena».

L’anno scorso ha segnato zero gol contro i quattro del campionato precedente: dov’è la verità?

«In mezzo, spero: me ne basterebbero due, ma pesanti. E poi farne prendere meno possibile, ovviamente».

Le darà una mano Skrtel?

«Lo vedevo giocare nel Liverpool e dicevo: che animale. Quella cattiveria agonistica lì in Italia ce l’hanno in pochi ma dovremo spiegargli - non io perché parlo male l’inglese - che in Italia gli arbitri ti puniscono in fretta. Però, anche a livello di impatto emotivo, la sua esperienza europea in Champions sarà un grande aiuto».

Masiello, lei è all’Atalanta dal 2011: ormai si sente un po’ cittadino di Bergamo?

«Abbastanza da decidere di comprare casa e vivere qui per sempre. Questa città mi ha adottato e in un momento difficile (la vicenda calcioscommesse), anche il popolo di Bergamo, come il club, mi ha teso una mano e mi ha dato un’altra possibilità: per me una cosa così è sacra per sempre».


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