Percassi:"Innamorato di Gasperini, Zapata fortissimo"

di Luca Ronchi
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Intanto Percassi, il giorno dopo la vittoria con la Juve, parla di presente e futuro alla Gazzetta dello Sport

Presidente Percassi, dove si trovava il 2 giugno del 1963?

«Domanda facile. Ero a Clusone, in oratorio. La mia era una famiglia povera e a casa non avevamo la tv. Lì, invece, io e un gruppo di amici aspettavamo notizie da Milano. L’Atalanta quel giorno vinse la Coppa Italia col Torino, tripletta di Domenghini e mi innamorai ancora di più sia del calcio sia di questa squadra».

E di mercoledì scorso che cosa ricorda?

«Sono ancora felicemente sotto shock. Battere la Juve è qualcosa di straordinario, inaspettato, quasi inverosimile. Si rifaranno vincendo il campionato e la Champions, è arrivato il loro momento. E poi...».

E poi...?

«La solita notte insonne, avrò chiuso gli occhi al massimo due ore. Pensavo e ripensavo alla partita: Gasperini e i ragazzi hanno centrato un risultato incredibile, non credevo ai miei occhi guardando il tabellone dello stadio. La Coppa Italia per l’Atalanta ha un significato speciale ed essere in semifinale dopo aver battuto la Juve è fantastico».

Quindi nella sua agenda non prenderà impegni lavorativi per il 15 maggio, la data della finale di Coppa Italia?

«No (ride), non cambia nulla. A casa sono bandite tre parole: Europa, Champions e ora anche Coppa Italia. Io penso solo alla salvezza: abbiamo 32 punti, dovremmo farcela».

Prima del match col Chievo l’Atalanta era quart’ultima: si aspettava una rimonta simile?

«L’eliminazione col Copenaghen ci è costata tantissimo anche a livello mentale. A Verona in un momento delicato siamo stati presi per mano da tremila tifosi, il mister si è inventato Gomez trequartista e c’è stata la svolta, come il primo anno quando abbiamo vinto contro il Napoli».

E ora che cosa può succedere?

«E ora c’è un match difficilissimo con il Cagliari. Ci hanno battuto all’andata».

Il mercato è finito. È soddisfatto?

«Volevamo trattenere tutti i big e così è stato. Non abbiamo preso in considerazione nessuna offerta. Era giusto non toccare il giocattolo e puntare a fare un grande girone di ritorno. E poi è arrivato Ibanez: il ragazzo è forte».

E se a fine stagione qualche club si facesse avanti per Gasperini?

«Non me lo devono chiedere, assolutamente. Lo voglio qui a vita. L’Atalanta di Gasperini è la più bella di sempre, ha battuto tutti i record di oltre 110 anni di storia. Con lui è cambiata la mentalità: giochiamo convinti di poter vincere contro chiunque, l’accontentarsi non esiste più. Ha un modo di pensare diverso rispetto agli altri. È un genio, un maestro».

E Gasperini con il Frosinone, ha fatto esordire il primo 2000 dell’Atalanta: Kulusevski.

«Dejan è forte. E credo che Piccoli (attaccante, classe 2001, ndr) sarà il prossimo. Per un club come il nostro il lancio e la valorizzazione dei giovani del vivaio è vitale: il ricambio è necessario. Consente di tenere i conti in ordine ed effettuare operazioni lampo come quella di Zapata».

A proposito, ha avuto qualche dubbio sul valore di Zapata?

«Mai. Giocando contro ci ha sempre fatto gol, io e mio figlio Luca lo inseguivamo da tempo. Presto lo riscatteremo per 24 milioni. È straordinario, immenso: un vero bomber».

Il 2019 sarà un anno importante anche per le infrastrutture.

«A maggio partiremo con i lavori dello stadio dalla curva Nord: potremmo giocare le ultime due gare non a Bergamo ma dipenderà dalla posizione in classifica. Il prossimo anno sistemeremo la sud e la tribuna centrale. È un investimento che tra acquisto e rifacimenti vari costerà 40 milioni ma sarà un gioiello per i nostri meravigliosi tifosi. A fine febbraio, a Zingonia, invece inaugureremo la nuova struttura del settore giovanile».

Nella sua attività imprenditoriale ha stipulato partnership esclusive Italia con colossi come Starbucks, Victoria’s Secrets, Nike e Lego. Come fa a parlare «solo» di salvezza?

«Perché l’Atalanta è l’azienda più complicata da gestire. Ma mio figlio Luca (a.d., ndr) la guida con grande competenza: piedi per terra e tanto lavoro. Con lui il club è in ottime mani».

Faccia uno sforzo: si sbilanci sull’Europa.

«In campionato c’è tanto equilibrio: tante squadre raccolte in pochi punti, speriamo di lottare fino alla fine. In Coppa Italia ci giocheremo le nostre chance».

Una curiosità. Cosa ha detto ai suoi giocatori dopo la Juve?

«La verità? Sono sceso negli spogliatoi e ho trovato la luce spenta. Mi aspettavano: in un attimo mi sono ritrovato inzuppato d’acqua. Come facevo a non perdonarli?».


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