Castagne:"Si ho avuto offerte, ma ora c'è l'Atalanta"

di Luca Ronchi
Fonte: Gazzetta dello Sport
articolo letto 1872 volte
Foto

Guardarsi attorno, pensarci su, ma alla fine non si cambia. Hai capito che nulla sarebbe stato meglio di ciò che hai già: «Voglio dare tutto qui, altrimenti sarei rimasto in Belgio». Da una parte c’è l’Atalanta, dall’altra Castagne. Lontani prima di gennaio («Il Celtic ci ha provato», ammette), mai così vicini quanto oggi: «Questo è il momento migliore della mia carriera». Lo dicono prestazioni e numeri, super dal 2-2 con la Juventus (26 dicembre). Lì il belga si è preso la maglia e non l’ha più tolta. Tra Serie A e Coppa Italia, 7 partite senza saltare neanche 1’ dopo i soli 46’ giocati nelle precedenti 9: «Se giochi, la fiducia aumenta. È naturale. A sinistra i compiti sono diversi, ma grazie a mister Gasperini e ai compagni sto crescendo». Come dar torto a «Timo», che oltre a correre, e parecchio, ultimamente si diverte pure là davanti (gol a Szczesny e Olsen): «Un 3-0 di fronte ai campioni d’Italia è un risultato storico. E con la Roma che Dea, brava a crederci sempre». Lo ha fatto anche il ragazzo di Arlon, il nuovo contratto (appena esercitata l’opzione fino al 2021) è il premio per chi non ha mai mollato. A Bergamo dal luglio 2017, con la Spal sarà il match numero 46 in nerazzurro.

Castagne, in un mese è cambiato tutto.

«Prima del mercato giocavo poco, ammetto che qualche valutazione è stata fatta, ma come avrei potuto lasciare così? Dai, sarebbe stato troppo facile. Allora tanto vale restare in Belgio due anni fa... Sto trovando spazio, darò il 100% per fare sempre meglio».

I chilometri non sono una novità, i gol forse sì.

«Con la Roma male nei primi 45’, nella ripresa si è visto un altro spirito. Che bello segnare. E il 3-0 sulla Juventus è storia. L’ho capito solo dopo, osservando gli occhi e l’entusiasmo del nostro pubblico. A questo punto la Coppa Italia diventa un obiettivo, proveremo a vincerla».

Ora la Spal: all’andata, avete sbagliato troppe gare simili.

«Non è mai semplice contro certe squadre, infatti a settembre hanno vinto loro, ma domani vogliamo altri 3 punti dopo quelli di Cagliari. C’è fiducia, rispetto a prima è cambiato qualcosa a livello mentale».

Classifica cortissima, può succedere di tutto.

«Occhio a quelle dietro, senza mollare chi è davanti. In ogni caso, Champions o altro, oggi è inutile parlarne. Si pensa a una partita alla volta. Vorremmo tornare in Europa, ma solo più avanti ne sapremo di più».

Meno pressione rispetto alle altre: un vantaggio?

«I tifosi di Inter, Milan, Roma e Lazio spingono molto. Idem i nostri, ma lo fanno in modo diverso. Indipendentemente dal risultato, sanno che diamo sempre il massimo».

Focus tattico: destra o sinistra, per lei è uguale.

«Giocando con continuità i riferimenti aumentano, anche in una posizione diversa. Cambia qualcosa, ovvio, ma i compagni mi stanno aiutando. Inoltre posso rientrare e calciare».

Gasperini, per voi esterni, è una certezza.

«Si lavora forte, sia dal punto di vista tecnico-tattico che fisico. Con lui siamo più forti».

Personalmente, cosa ha fatto la differenza in questa svolta?

«La fiducia è fondamentale. Senza pressione, se non hai il pensiero di uscire, puoi dare il meglio. Vale per me, come per Hateboer, Gosens e tutti gli altri. Per questo gli esterni dell’Atalanta vanno…».

Così veloce che Conti e Spinazzola sembrano solo un ricordo.

«Sono migliorato, di questo sono positivamente sorpreso, ma preferisco non parlare di chi c’era prima. Andrea e “Spina” sono una cosa, noi un’altra. Ognuno ha le proprie caratteristiche».

Lei, jolly a Bergamo, può esserlo anche nel Belgio?

«Hazard, Lukaku, Mertens, De Bruyne... Che squadra. Ero curioso di valutare il mio livello in questo contesto, ma negli allenamenti ho capito di poterci stare. Detto ciò, sono solo all’inizio e voglio restare nel giro. A destra c’è Meunier, più chance di giocare dall’altra parte. Per me la Nazionale è molto importante (finora 2 presenze, ndr), punto alla convocazione per Euro 2020».

Concetti e obiettivi che contano: l’avrebbe mai detto soltanto un mese fa?

«Non ho mai mollato. L’Atalanta viene prima di tutto, altrimenti sarei rimasto a casa». Lì ci tornerà spesso, ma solo per vestirsi di rosso. Il resto, per Castagne, è nerazzurro. Perché la Dea è vicina, mai quanto oggi.


Altre notizie
Utilizzo dei Cookie
PROSEGUO
Utilizziamo cookie, anche di terze parti, per migliorare l'esperienza di navigazione e per inviarti messaggi promozionali personalizzati.
Proseguendo con la navigazione acconsenti al loro uso in conformità alla nostra Cookie Policy