Kessie:"Gasperini si arrabbiava di più. Il numero di maglia? Non l'ho cambiato perchè...".

di Luca Ronchi
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Tra i bluff venduti dall'Atalanta, l'unico che forse si salva è Kessie, buon giocatore, ma anche lui non quel futuro pallone d'oro che tutti prospettavano che potesse diventare. Al di là del giocatore, il ragazzo è sempre stato un ragazzo umile e riservato, lo dimostra la spiazzante risposta finale sul fatto per cui non ha cambiato il numero di maglia. 

La corsa alla Champions League di Atalanta e Milan avrà come prossima tappa lo scontro diretto di Bergamo, sabato alle 20.30. Riflettori puntati sugli uomini di Gasperini, sui nuovi rossoneri Piatek e Paquetá, ma anche su Franck Kessie, che dalla Dea al Diavolo è passato due estati fa, al termine di una straordinaria stagione in nerazzurro: "In quell'Atalanta segnavo di più perché il modo di giocare era diverso", ha spiegato l'ivoriano a Dazn, che trasmetterà l'incontro. "Oggi le occasioni le ho ma sbaglio troppo soprattutto in contropiede. Un po’ perché arrivo stanco davanti alla porta, un po’ perché nell’Atalanta c’erano più giocatori ad accompagnare l’azione; adesso invece ho meno alternative e spesso devo forzare il tiro. Gattuso però mi dà ogni giorno la carica per dare di più, mi chiede di avere più coraggio"

 Confrontando il suo allenatore attuale con quello che l'ha lanciato a Bergamo, Kessie ha detto: "Gli allenamenti di Gasperini erano più pesanti, si correva veramente tanto, e Gasperini si arrabbiava più di Gattuso, anche se non sembra perché Gattuso urla più forte!". Urla che dovranno spingere il Milan verso il grande obiettivo stagionale, la qualificazione in Champions League: "Sono molto carico perché è la competizione più grande d’Europa, darò il massimo per arrivare lì. Non c’è solo l’Atalanta come avversaria per la Champions, dobbiamo pensare prima a noi e provare a vincere ogni partita”.

Nel corso dell'intervista, Kessié ha spiegato la sua esultanza dopo la rete del 3-0 del Milan al Cagliari, nell'ultima di campionato: "Dopo il gol è normale che tutti siano andati a esultare con Piatek, ma io avevo visto che Calhanoglu dopo il tiro parato da Cragno aveva abbassato la testa e sono andato ad abbracciarlo. In questo momento ha bisogno del nostro sostegno. Noi ci vediamo anche fuori dall’allenamento, a volte ci vediamo a cena e parliamo. Siamo arrivati nello stesso periodo e non conoscevamo nessuno, siamo diventati amici così". In quell'estate Kessie ha subito dovuto rinunciare alla maglia numero 19, che è finita sulle spalle di Bonucci, tornato alla Juve a fine stagione: "La nuova società mi aveva chiesto se la rivolessi, ma ho detto io di no, perché mi trovo bene con il 79 e soprattutto perché non volevo far spendere altri soldi a chi ha già comprato la mia maglietta!".


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